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Associazione Culturale Cercellus - www.cercellus.com - Cell: 329 26 72 212 - E-mail: cercellus@hotmail.com

Circello sorge su un promontorio roccioso dell’Appennino sannita a circa 650 m. d’altitudine. Il suo territorio è prevalentemente di tipo collinare, in particolare in alcuni tratti “alta collina” (con quote comprese tra 850 e 600 m s.l.m.), in altri “medio - bassa collina” (con quote comprese tra 600 e 300 m s.l.m.). Nel territorio sono presenti molte contrade, ciascuna caratterizzata da strade e stradine, a volte asfaltate, a volte percorribili solo a cavallo o a piedi, che rendono il paesaggio ancor più suggestivo. Dalle sue estese campagne è possibile osservare un meraviglioso panorama che si staglia tra le montagne del Matese da un lato e quelle della Daunia dall’altro. La storia del paese di Circello  è antica. Infatti la  presenza di reperti artistici e strutturali del periodo longobardo fa ritenere che già anteriormente all’anno mille esistesse il centro abitato.

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Lo stesso castello che domina l’antico paese medievale è di, probabili, origini longobarde, mentre le attuali forme risalgono ai vari adeguamenti avvenuti tra il 1200 e il 1500 per motivi bellici. Cuore del complesso militare è il Maschio Svevo a cui si accedeva con un ponte levatoio, che retratto,  rendeva inaccessibile la maestosa torre. Presso il complesso difensivo, sorge una palazzina che, a partire dagli inizi del 1800, fu la residenza dei Di Somma, Principi del Colle e Marchesi di Circello.

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E’ dal castello attraverso vicoli e stradine, che in alcuni casi conservano l’antico selciato (Via Porta di Sopra, Via Fusa, Via Rampa Castello), che si scende in quello che un tempo era il centro del borgo.

Qui rimane l’antica chiesa di San Nicola, che è uno dei più antichi edifici sacri del paese.
Interessante è il portale in pietra, opera rinascimentale dovuta alla generosità dei Carafa, feudatari di Circello dal 1454 al 1528. L’architrave è sormontato da un antico arco del XIII secolo, che disegna la lunetta un tempo affrescata. Anesso alla chiesa, nel corso di restauri, è stato ritrovato un ossario, probabile antico cimitero, oggi visitabile dietro prenotazione.

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Molti altri sono i siti meritevoli  di essere visitati  sia nel centro abitato che nelle campagne circostanti:

  • la porta Sant’Angelo, ultima testimonianza di quelle che erano le porte di accesso all’antico borgo  e la torre campanaria dell’antica chiesa di San Michele Arcangelo, distrutta dal terremoto del 1688.

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  •  La chiesa della  SS Annunziata, fondata  probabilmente nel 1400 e dal 1690 divenuta arcipretale, in sostituzione della longobarda chiesa collegiata di S. Michele distrutta dal sisma del 1688. Le attuali forme neorinascimentali risalgono alla fine del XIX sec. La facciata è realizzata con conci regolari di pietra locale . Il luminoso interno è diviso in tre navate da pilastri quadrangolari. Belle e pregiate sono le acquasantiere e l’altare maggiore in marmi policromi.

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  • La chiesa  di San Rocco che un tempo era fuori il paese, quasi a vigilare che il morbo della peste si infiltrasse nell’abitato. L’originale facciata in grossi conci quadrati del primo Cinquecento, tradisce uno studiato e armonico progetto. Anticamente era coperta con lastre di pietra. Restaurata di recente e riaperta al culto.

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  • La  chiesa di S. Francesco,  costruita insieme al Convento nel XVII secolo per volontà congiunta dell’Università (Comune) e dei Di Somma, feudatari del luogo. Nell’interno sono esposte pregevoli tele del XVII secolo e una “meditativa” via Crucis in terracotta , opera della scultrice francese Anne Tiessé (1993).

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  • Piazza Nicola Tartaglia, la piazza principale del paese al cui centro signoreggia una  fontana neoclassica in pietra locale. Essa si erge su tre scalini dall’andamento circolare dal quale si eleva un “tamburo”, sovrastato da un cilindro ritmato da sei semicolonne tuscaniche ed arricchito da cornici e da una coppa al suo vertice. Costruita agli inizi del 1800, nel corso degli anni tale fontana ha subito diversi spostamenti.
    Durante il periodo fascista, tra il 1936 ed il 1938, la fontana venne trasferita in Largo Noce, a circa 100 metri di distanza, per consentire le adunanze ed esercitazioni in Piazza Tartaglia.

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  • La  Lavanda dei morti,  strettamente legata alla fontana neoclassica. Quando agli inizi del 1800 venne collocata la fontana neoclassica sul “Piano”, odierna Piazza Tartaglia, si sentì l’esigenza di incanalare le sue acque reflue a causa del formarsi di acquitrini che trasformavano il luogo in una “laguna”, come scritto in antichi documenti.
    Nel costruire il canale che doveva convogliare le acque verso il basso, in modo da poterle utilizzare in un pubblico lavatoio, vennero ritrovati i resti dell’antico cimitero di S. Sebastiano.
    Il rinvenimento di tali antiche sepolture ha spinto la comunità ad attribuire alla fontana lì edificata il nome di “Fontana dei morti”, mentre l’acqua che ne sgorgava “Lavanda dei morti”.
    Oggi è costituito da una nicchia al cui interno è posto il getto d’acqua, acqua che defluisce poi in tre grandi vasche adibite a lavatoio, racchiuse in altrettante nicchie. Il tutto è sormontato da una tettoia in cemento su cui è collocato il manto stradale. Attualmente tale fonte non è attiva.

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  • la grotta dedicata alla Madonna di Lourdes, nei pressi del campo sportivo. Luogo di preghiera e raccoglimento sovrastato dalla Via Crucis.

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  • La chiesetta della Croce, posta  alla sommità della montagna a 850 metri s/lm dove nel 1989 fu eretta una croce (metri 18,30) in onore degli emigrati. Splendido il panorama che si offre allo sguardo. La croce in ferro è una tra le più alte d’Europa.

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Tra i  luoghi più suggestivi del territorio, certamente, si pongono:
- l’area archeologica di Contrada Macchia. In questo luogo oggi sono visibili diverse tracce assai rilevanti dell’insediamento nato in seguito alla deportazione dei Liguri Apuani. Qui essi costruirono  la loro città e i loro pagi. La Repubblica dei Liguri Bebiani, dal nome del console Marco Bebio che guidò la deportazione di circa 47.000 liguri, scomparve con la fine dell’Impero Romano e di essa si perse ogni notizia fino alla prima metà del secolo XIX, allorché alcuni reperti archeologici provarono che proprio lì era la città dei Liguri. Dopo alcuni saggi di scavo sono visibili in parte i resti della città. Nei pressi dell’ambiente termale , nel 1831 venne ritrovata la Tabula Alimentaria. È una lastra in bronzo di epoca traianea su cui sono indicati i fondi ipotecati dagli abitanti della Res Pubblica Ligurum Bebianorum in cambio di aiuti finanziari da parte dell’Imperatore. Gli interessi maturati sui prestiti erano devoluti ai bambini più poveri d’Italia. Oggi la Tabula Alimentaria è conservata nel Museo delle Terme di Roma. Altri reperti presso il Museo del Sannio di Benevento.

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- Il Regio Tratturo “Pescasseroli – Candela”, che attraversa per molti chilometri il nostro territorio. Un tempo era utilizzato per condurre le greggi dai pascoli  delle montagne abruzzesi alle vaste distese erbose del Tavoliere di Puglia per lo svernamento. Oggi il Tratturo può essere percorso in molti tratti sia a piedi che a cavallo per poter così rivivere quella che era l’atmosfera tipica della transumanza. Molti altri ancora sono i luoghi visitabili che l’Associazione Cercellus è disponibile a far conoscere organizzando diversi itinerari.

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