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A conclusione di un anno intenso per l'Associazione Culturale “Cercellus” vogliamo  pubblicare, anche sulla pagina facebook e sul sito dell'Associazione – www.cercellus.com - un articolo dello studioso Dott. Stefano Vannozzi che ha fatto delle attente riflessioni sul convegno  Circello e la Valle del Tammaro svoltosi nello scorso mese di luglio. Questo articolo può diventare una occasione di riflessione per quanti amano il nostro paese e l'area circostante, valutando il lavoro che la nostra Associazione porta avanti in tal senso da tempo, senza usufruire di alcun contributo pubblico ma con la sola passione dei soci e “aiuto concreto” di alcune aziende.
Un grazie doveroso va al Dott. Vannozzi, che non solo ha voluto, in questo modo, essere testimone di un evento assai importante per l'intera comunità, ma anche perchè insieme ai tanti esperti presenti ha voluto dare testimonianza della valenza dell'evento.
                                                                                          Alfonso Tatavitto
                                                             Presidente Assoc. Cult. “Cercellus”

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Circello e la Valle del Tammaro
Un momento di riflessione sulla storia e le realtà locali
di Stefano Vannozzi

In un mondo ormai invaso da feste e associazioni pseudo culturali, dove il solo fine eno-gastronomico regna da padrone, è sempre più difficile e singolare assistere alla cospicua partecipazione a eventi realmente e puramente culturali (slegati da finalità diverse dal puro piacere formativo e socio-culturale). Eppure posso affermare da testimone diretto che l’associazione culturale “Cercellus” con la manifestazione “Circello e la valle del Tammaro dal medioevo al XIX secolo” di sabato 29 luglio 2017 è riuscita nella titanica impresa di richiamare una numerosa e attenta platea, composta non solo di letterati e studiosi provenienti da tutto il circondario e oltre (il sindaco di Campolattaro Pasquale Narciso, il maestro d’arte Salvatore Fiore di Castelpagano, la prof.ssa Antonella Tartaglia Polcini, il prof. Federico D’Agostino, il prof. marchigiano Giuseppe Santoni, il presidente dell’associazione culturale Colle Sannita Linetto D’Emilia, padre Ildefonso Iannella o.f.m. e la studiosa circellese Marisa Miele), ma anche di interessati e volenterosi cittadini, desiderosi di una più consapevole e corretta conoscenza delle proprie radici.
Giunto a Circello per prendere parte da semplice spettatore all’incontro che da lì a poco si sarebbe tenuto presso il convento di San Francesco, sono invece stato accolto calorosamente da colui che, in seguito, ho scoperto essere niente meno che l’organizzatore dell’evento e il presidente dell’associazione culturale “Cercellus”, Alfonso Tatavitto, il quale, sicuramente per modestia, non si è presentato se non attraverso il proprio nome e cognome e, anzi, si è complimentato per una mia passata pubblicazione su Castelpagano! Comportamento assai lodevole e alquanto raro, oserei dire...
Gli interessantissimi interventi dei professori Luigi Cielo (“Circello e il suo territorio nel medioevo”), Pierluigi Rovito (“La Valle del Tammaro tra medioevo ed età moderna”) e Annibale Laudato (“La Famiglia De Agostini e la costruzione della strada Bebiana”), con le piacevoli conclusioni del prof. Davide Nava e il gradevole e riguardoso coordinamento del dott. Fabio Paolucci, hanno ripercorso la storia dei luoghi gravitanti in Circello e dintorni, fornendo più e stimolanti spunti di riflessione, ricordando agli astanti che “dobbiamo superare l’idea che ogni paese è distinto” poiché “siamo un'unica comunità con unica origine, un'unica identità” (F. Paolucci).
Il prof. Cielo, già docente dell’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, ha esaminato l’assetto orografico e topografico dell’abitato moderno con l’effetto di rintracciarne la conformazione originaria e gli elementi medievali residui della prima cinta muraria del paese. Suffragato di immagini, non sono sfuggiti alla sua relazione particolari come il noto rilievo murato nella torre duecentesca della scomparsa chiesa parrocchiale di Sant’Angelo, in cui lo studioso ha voluto riconoscere la figura tanto cara all’arte classica dello “spinario”. La fondazione dell’abitato di Circello è stata da lui ragionevolmente inserita nella fase di incastellamento longobardo della prima metà del X secolo, in un procedimento che coinvolse diversi centri del Sannio.
Rovito, professore emerito dell’Università degli Studi di Salerno, ha disaminato un periodo cronologicamente più avanzato e con taglio storico-giuridico. Si è soffermato inizialmente sull’importanza di ricostruire la storia in modo serio e documentato senza far appello a fantastiche suggestioni. Rivolgendosi al pubblico ha ricordato che “noi siamo vittime di una storiografia localistica, in qualche modo locale, che si è cimentata, quando si è cimentata…Possiamo in qualche modo vederne la qualità; erano eruditi locali, molti preti, animati da una passione del luogo che non era sempre accompagnata da quel rigore scientifico che esige la ricerca storica. Fare storia non è facile. Quindi noi abbiamo molti interventi microscopici, su singole località, però manca una visione d’insieme come quella che abbiamo tentato con Fernando G. Miele, alcuni anni fa”.  Il suo intervento ha poi preso indirizzo sull’apporto e ripopolamento delle aree interne del Regno di Napoli attraverso l’oculato innesto di popolazioni esterne, di Schiavoni, comunità di Arbëreshë (Albanesi meridionali d’Italia, Tosc) o Provenzali. In particolare si è soffermato sull’intervento sociale ed economico operato dai Carafa nelle proprie terre, fra Volturara (oggi Volturara Appula) e San Bartolomeo in Galdo, con gruppi di famiglie piemontesi di credo valdese che confluirono dopo il 1523 nella chiesa Calvinista e sulle successive inquisizioni operate dalla chiesa cattolica, auspicando nei nuovi processi migratori un apporto rivitalizzante per queste aree depresse.
Il prof. Laudato, presidente del Centro Culturale per la Civiltà Contadina nel Sannio, con sede in Campolattaro, ha preso in esame un argomento tanto importante per l’età antica quanto inconsueto per il periodo moderno e contemporaneo: la viabilità interna e gli aspetti a essa connessi, vocati all’opportunità di una maggiore prosperità economica e sociale. Attraverso un’immane mole di documentazione appartenente all’archivio della famiglia D’Agostino, attuali proprietari di una sezione del castello campolattarese, ha ricomposto e sintetizzato la storia della progettazione e della costruzione della strada Bebiana. Questa importante strada di collegamento tra Campolattaro e i paesi più interni di Riccia, Baselice e Castelvetere è stata infatti, non solo un’opera d’ingegneria civile ma anche un’effettiva possibilità di riscatto per le povere comunità più interne dell’appennino centrale, economicamente svantaggiate ma ricche di tradizioni, memorie e affetti. Fra le diverse considerazioni, il Laudato ha espresso un pensiero, un sincero affetto perché a Campolattaro o in uno dei nostri comuni, sia dedicato “uno spazio piccolo, sperduto, un piccolo vicoletto ai De Agostini che si sono preoccupati della costruzione di questa strada, per dire, queste persone si sono preoccupate della nostra condizione”.
Il convegno si è concluso con la nota citazione di Luis SepúlvedaUn popolo senza memoria è un popolo senza futuro”. Il nostro passato, la sua memoria e gli oggetti che ne sono espressione ci parlano una lingua che purtroppo non sempre è compresa; ci chiedono di essere curati, conservati e tenuti in degna considerazione, perché tutti ne possano fruire, a differenza di chi ne fa indebita incetta e feticistica dimostrazione di uno status sociale che, peraltro, proprio con un tale immeritevole comportamento viene diminuito.